La sera del 5 gennaio, Salvatore Alfio Privitera, un uomo di 73 anni, è stato vittima di un efferato omicidio mafioso, ucciso con un colpo di fucile alla nuca al Villaggio Ippocampo di Mare, una località nelle campagne di Carlentini, in provincia di Siracusa. Il corpo della vittima è stato poi caricato sul sedile posteriore dell’auto e bruciato in un tentativo di occultamento del delitto. Settantatré giorni dopo, i carabinieri hanno arrestato due persone: Pietro Catanzaro, 35 anni, figlio di un noto boss del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi, e Danilo Sortino, 22 anni, originario di Lentini. I due dovranno rispondere di omicidio volontario, soppressione di cadavere, porto illegale di armi e danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo mafioso, un reato tipico della criminalità organizzata.
Pietro Catanzaro ha una lunga storia di precedenti per reati contro la persona, il patrimonio, le armi e gli stupefacenti, elementi che lo collegano allo stile operativo della mafia. Suo padre, Giovanni Catanzaro, è considerato un esponente apicale della cosca mafiosa Cappello-Bonaccorsi, una delle organizzazioni criminali più potenti della zona. Danilo Sortino ha precedenti per reati contro il patrimonio e in materia di stupefacenti, e dopo il delitto ha cercato di coprire le sue tracce cambiando scheda sim e dispositivo telefonico nel tentativo di sparire, ma è stato rintracciato e arrestato a Zaccanopoli, nella provincia di Vibo Valentia, grazie all’attività di indagine e alla collaborazione tra le forze dell’ordine.
La ricostruzione dei minuti decisivi è stata possibile grazie al sistema di navigazione GPS dell’auto di Privitera, che indica che la vittima era al Villaggio Ippocampo di Mare tra le 19:26 e le 20:12 della sera del 5 gennaio, un lasso di tempo che suggerisce che il delitto non è stato immediato, ma che ci sia stato uno scambio di battute e una colluttazione prima del colpo di fucile calibro 12 alla nuca, un’arma da fuoco comunemente utilizzata in azioni violente di stampo mafioso. Le indagini hanno trovato sul posto tracce ematiche, una ciocca di capelli, una collana d’oro strappata e un bossolo parzialmente combusto, elementi che hanno aiutato a ricostruire la dinamica del delitto.
Il luogo del delitto non è casuale, poiché il Villaggio Ippocampo di Mare è vicino all’abitazione di Catanzaro, un dettaglio che suggerisce una precisa strategia criminale. Dopo un primo tentativo fallito di bruciare le prove sul posto, il cadavere è stato caricato sul sedile posteriore dell’auto della vittima e trasportato in località San Demetrio, nell’agro di Carlentini, dove il veicolo è stato dato alle fiamme, un ulteriore tentativo di occultamento del reato. Anche questo luogo non è casuale, poiché Sortino aveva trascorso un periodo agli arresti domiciliari nelle campagne del Siracusano, un’area dove la presenza della mafia è storicamente radicata.
Le indagini hanno ricostruito la sequenza incrociando tre elementi: i tracciati GPS dell’auto di Privitera, le immagini dei sistemi di videosorveglianza lungo il tragitto da Catania a Carlentini e i messaggi WhatsApp della vittima, una combinazione di prove che ha permesso di delineare la vicenda. Il movente del delitto sembra essere legato a un intreccio di conti in sospeso, debiti nel traffico di stupefacenti e passività accumulate nel gioco d’azzardo, un classico quadro di interessi criminali che spesso caratterizza le attività della mafia. Le indagini non si chiudono con questi due arresti, poiché il capo d’imputazione specifica che i due hanno agito “con altri”, un dettaglio che lascia aperta la possibilità di ulteriori sviluppi e arresti, mentre gli inquirenti stanno lavorando per identificare tutte le persone che hanno preso parte al delitto, in un’opera di contrasto alla criminalità organizzata che richiede impegno e dedizione.