Il no vince anche in Sicilia con bassa affluenza

Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 si è concluso con la vittoria del “No” anche in Sicilia, nonostante la regione abbia registrato il più basso affluenza al voto, con il 46,2% di partecipazione, a fronte del dato nazionale del 58,9%. La provincia di Messina ha registrato il dato più alto, con il 49% di partecipazione, seguita da Ragusa con il 47,6%, Enna con il 47,4%, Palermo e Catania con il 46,4%, mentre le province di Caltanissetta e Agrigento hanno registrato i dati più bassi, rispettivamente il 42,6% e il 43,3%.

A livello nazionale, il “No” ha vinto con il 54,26% dei voti, contro il 45,74% del “Sì”. Nella provincia di Catania, il “No” ha superato il 60% dei voti. Il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, ha commentato il risultato affermando che “siamo di fronte a un risultato schiacciante del No, ben oltre qualunque previsione” e che “questo è un avviso di sfratto a Renato Schifani, al suo governo e al centrodestra”.

Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Assemblea regionale siciliana, ha dichiarato che “la Sicilia ha urlato ‘No’ all’arroganza del governo Meloni” e che “dalla Sicilia e dal Sud arriva un segnale forte che dobbiamo sapere coagulare in vista delle prossime sfide elettorali, regionali e nazionali”. Giuseppe Antoci, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, ha commentato la vittoria del “No” definendola “la più bella vittoria” e affermando che “la parola speranza può albergare nei cuori di tutti”.

Il referendum costituzionale è stato indetto dopo che la legge costituzionale voluta dalla maggioranza non ha ottenuto i voti dei due terzi del Parlamento. Il quesito del referendum riguardava la riforma costituzionale approvata a fine 2025, che punta a ridisegnare il volto della giustizia italiana, con tre pilastri fondamentali: la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli superiori della magistratura separati e l’istituzione di un nuovo organo di controllo, l’Alta corte disciplinare.

La riforma prevede anche la composizione dei due Consigli Superiori della Magistratura attraverso il sorteggio, con i membri “togati” estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio e i membri “laici” selezionati tramite sorteggio da un elenco di giuristi precedentemente definito e votato dal Parlamento. L’obiettivo principale della riforma è rafforzare la terzietà del giudice e smantellare il sistema delle correnti.

Tuttavia, i contrari alla riforma hanno espresso il timore che la separazione delle carriere possa portare alla perdita di indipendenza della magistratura e allo squilibrio a favore della politica. Inoltre, hanno criticato il sorteggio per la composizione dei Consigli Superiori della Magistratura, ritenendolo non idoneo a scegliere i magistrati migliori e temendo che possa dare un peso eccessivo ai componenti “laici” scelti dalla politica.

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