Il Tribunale del Riesame ha disposto la restituzione a Salvatore Palmeri, uno degli arrestati nel blitz antimafia condotto dalla squadra mobile nel mese di aprile, della somma di 13 mila euro sequestrata sul suo conto corrente bancario. La Direzione distrettuale antimafia di Palermo aveva inizialmente ipotizzato che l’imputato avesse un ruolo di primo piano all’interno della famiglia mafiosa di Altarello, considerata una delle principali organizzazioni criminali operanti nel territorio.
La somma di denaro era stata rinvenuta durante una perquisizione domiciliare presso l’abitazione di Palmeri, nel corso dell’operazione antimafia. L’avvocato Giovanni Castronovo, difensore di Palmeri, aveva presentato ricorso in Cassazione contro il sequestro della somma, sostenendo che il denaro era il frutto del lavoro dell’imputato, impiegato in un supermercato assieme alla moglie, e includeva anche risparmi, regali ricevuti dai figli e vincite alle scommesse sportive online.
La Corte di Cassazione aveva successivamente annullato con rinvio il sequestro a fini di confisca disposto dal Gip, affermando che la confisca del denaro che costituisce il prezzo o il profitto del reato può essere disposta solo se vi è la prova del nesso di derivazione del denaro dal reato stesso. Nel caso di specie, non era stata provata la derivazione del denaro dalle estorsioni subite da alcuni commercianti del rione Altarello, un’area considerata strategica per le attività di racket e estorsione della famiglia mafiosa.
Il Tribunale del Riesame, presieduto da Giuseppina Di Maida, ha accolto l’istanza di dissequestro presentata dalla difesa e ha disposto la restituzione dei soldi a Palmeri, uno dei 26 imputati coinvolti nel blitz antimafia alla Noce, tutti già sotto processo per reati legati alla mafia e al racket. Tra gli altri imputati, figurano anche Giuseppe Romagnolo, un commerciante di scarpe considerato il capomafia della Noce, e altri esponenti di spicco della famiglia mafiosa, come Giancarlo Seidita, Guglielmo Ficarra e Pietro Tumminia, già arrestati nel 2022. La situazione della famiglia mafiosa della Noce è precipitata a causa di una profonda spaccatura interna, che ha visto contrapposti i vecchi mafiosi, come Carlo Castagna e Renzo Lo Nigro, e il clan di Romagnolo, in un contesto di continua lotta per il controllo del territorio e delle attività illecite.