La violenza contro i minori produce effetti profondi e duraturi sullo sviluppo psicologico e sociale, quindi la protezione dell’infanzia e la tutela dei diritti dei bambini non sono un fatto privato, ma un indicatore fondamentale della tenuta civile e democratica di una società. Dopo il caso di un bimbo di 10 anni picchiato con un mestolo di legno dal patrigno, Enza Zarcone, presidente dell’Ordine degli psicologi della Regione siciliana, sottolinea che su episodi di questo tipo è doveroso mantenere prudenza e che la ricostruzione dei fatti compete esclusivamente all’autorità giudiziaria e agli eventuali periti psicologi.
La violenza contro i minori non può essere letta come il gesto isolato di un singolo individuo, ma è un fenomeno complesso che affonda le radici in fattori culturali, sociali e relazionali, come modelli educativi improntati al dominio, una visione proprietaria della genitorialità, fragilità familiari, isolamento sociale, povertà educativa e carenza di reti di supporto familiare. Il fatto che tali violenze avvengano nello spazio domestico, che dovrebbe essere il primo luogo di protezione per un bambino, chiama in causa una responsabilità collettiva e sociale.
La tutela dell’infanzia e la prevenzione della violenza contro i minori non possono essere affidate solo all’intervento repressivo o all’emergenza, ma richiedono politiche di prevenzione primaria, servizi territoriali adeguati, sostegno alle famiglie e una cultura diffusa dei diritti dei bambini e dell’educazione alla cittadinanza. È necessario un rafforzamento delle politiche di prevenzione primaria, investendo su servizi educativi, sociali e psicologici accessibili e diffusi nei territori, capaci di intercettare precocemente le situazioni di vulnerabilità familiare, isolamento, stress genitoriale, povertà educativa e relazionale.
L’educazione affettiva, relazionale e sessuale è un asse centrale, da avviare sin dalla prima infanzia e accompagnare lungo tutto il percorso scolastico, con approcci seri, scientificamente fondati e adeguati all’età, per prevenire la violenza di genere e la violenza contro i minori. Non si tratta di anticipare contenuti, ma di educare al rispetto dei confini, all’ascolto delle emozioni, alla gestione della rabbia, alla distinzione tra cura e dominio, al rispetto del corpo e della dignità dell’altro. Il coinvolgimento delle famiglie è fondamentale, non in una logica di colpevolizzazione, ma di accompagnamento e corresponsabilità, e la scuola può diventare uno spazio di alleanza educativa per la prevenzione della violenza contro i minori.
È necessario un lavoro più integrato tra scuola, sanità, servizi sociali, giustizia e terzo settore, per cogliere per tempo i segnali di rischio e intervenire in modo proporzionato, evitando che il disagio evolva in violenza contro i minori. La protezione dei minori richiede una visione lunga, scelte politiche coerenti e il coraggio di investire nella prevenzione, non solo nell’emergenza. Impostazioni normative che tendono a limitare o ostacolare l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole sono preoccupanti, in quanto restringere questi spazi significa indebolire uno degli strumenti più efficaci di prevenzione primaria contro la violenza di genere e la violenza contro i minori.