Coronavirus, giornalista accusa sintomi e denuncia: “Aspetto da giorni il tampone”

Il Coronavirus, senza giri di parole, sta mettendo in ginocchio l’Italia. Lo fa su più fronti, rendendo più spesse le crepe di un Paese che già da prima di questa crisi mondiale accusava criticità su più livelli. Al di là del tessuto economico della penisola di cui si parla tanto in questi giorni, il settore che naturalmente ha manifestato tutti i suoi limiti – strutturali in particolare – nonostante la notevole e ammirabile abnegazione, l’impegno incodizionato al netto anche di condizioni precarie di sicurezza a volte, e di alcuni casi abbiamo precedentemente raccontato, di medici e addetti al comparto, è quello della sanità i cui tagli del passato hanno inciso in percentuale più o meno accentuata tra diverse zone dello stivale. Ci si ritrova quindi a fronteggiare l’emergenza nel modo migliore possibile ma in queste ore saltano fuori da più parti d’Italia appelli di cittadini che chiedono tamponi e assistenza, accusando uno stato di vero e proprio abbandono. L’aumento dei contagi, la gestione dei sintomi da parte dei medici di base in un contesto “a distanza” non è facile, così come non sta risultando semplice per tutti arrivare al “tanto agognato” tampone, per accertarsi definitamente sull’avvenuto contagio, anche per tirare un sospiro di sollievo in caso di risultato negativo.

Oggi è il caso di un collega giornalista catanese e, lasciatecelo dire, di un amico di questa redazione: più volte ospite negli studi in cui quotidianamente il gruppo di Antenna Uno Notizie opera, Davide Campagiorni ha denunciato su Facebook quanto segue:

“DA 19 GIORNI CON SINTOMI, MA SENZA TAMPONE

Dal 10 marzo sono a casa con sintomi, dalla notte del 24 marzo ufficialmente in isolamento domiciliare. Ho seguito inizialmente la cura per la polmonite, data dal medico curante via telefono, con antibiotici, più farmaci anti allergici e broncodilatatore, visto soffro anche di allergia, oltre a pillole di cortisone e per finire ansiolitici, prescritti dal medico nell’ultima settimana.

Dopo 19 giorni continuo ad avere crisi respiratorie fino ad oggi gestibili, ma nonostante la scheda fatta con l’Asp di Catania via telefono nella mattinata del 24 marzo, ad oggi neanche l’ombra del tampone. Risultato: non so ancora se sono positivo o no.

La saturazione dell’ossigeno, calcolata comprando un saturimetro in farmacia, capita spesso scenda al di sotto dei valori normali. Anche sotto i 90 nei momenti più provanti. Ho chiamato due volte il 118, intervenuto prontamente, ma nel momento in cui i medici sono arrivati nella mia abitazione, la mia saturazione era stabile e alta. La decisione presa dai dottori è stata quella di continuare la mia permanenza a casa, scongiurando saggiamente eventuali rischi di contagio in ospedale, qualora poi non fossi risultato positivo.

Purtroppo negli ultimi due giorni è aumentata anche la tosse e la pesantezza nel respiro non dà tregua, soprattutto la sera e in prossimità della notte.

Eppure devo continuare a leggere di personalità eminenti dal punto di vista sociale che fanno i tamponi e dicono agli altri andrà tutto bene. Due pesi, due misure. Spero altre persone non stiano vivendo questi momenti di incertezza e scoramento, ma viene lecito chiedersi: la salute è uguale per tutti?”

A questo appello speriamo seguano risposte e soprattutto provvedimenti concreti da chi di dovere per garantire non soltanto al collega Campagiorni a cui va da parte di questa redazione un fortissimo abbraccio, seppur virtuale e “alla faccia del Coronavirus”, ma a tutti coloro i quali vessano nella stessa situazione la possibilità di curarsi e prendere coscienza della propria condizione di salute.

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