Covid-19, Roberta Villa ad A1N: “Il problema è la rapidità di diffusione del contagio. Attenzione anche in famiglia”

Covid1-19 Roberta Villa

Il Covid-19 continua il suo percorso di diffusione. Nelle ultime settimane i casi di contagio hanno avuto un incremento esponenziale tale da indurre il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a varare nuove misure restrittive volte a scongiurare il degenerare della situazione e, di conseguenza, un nuovo lockdown. Alla luce di quanto sta accadendo, la redazione di Antenna Uno Notizie ha voluto sentire la dott.ssa Roberta Villa, giornalista con laurea in medicina e chirurgia. Di seguito l’intervista completa.

L’Italia si trova oggi a dover fronteggiare la seconda ondata di contagi. Nonostante si siano registrati in queste settimane picchi di casi giornalieri elevati e anche più alti rispetto alla prima ondata, la situazione appare comunque migliore rispetto ai primi mesi del 2020. Cosa è cambiato? Probabilmente influisce il crescente e maggiore numero di tamponi effettuati?

“La situazione odierna non è migliore, semplicemente oggi noi, grazie a una capacità di eseguire questi tamponi maggiore rispetto a quella che c’era prima, effettuiamo molti più test anche su persone che hanno sintomi poco gravi o sono del tutto asintomatiche, diversamente da quello che succedeva a febbraio, marzo e aprile. Riusciamo così a vedere l’intero iceberg, mentre a febbraio-marzo vedevamo solo la punta. Il problema è la rapidità con cui i contagi crescono e il rapporto tra il numero di casi positivi trovati e il numero di tamponi eseguiti, soprattutto quelli riguardanti i tamponi per la diagnosi, non di controllo. Questo ci dice che comunque sebbene aumenti il numero di tamponi effettuati, la rapidità con cui si verificano nuovi casi è maggiore”.

Quanto sono affidabili i tamponi? Si è parlato anche di “falsi negativi”…

“Nessun test è sicuro al 100%, non lo sono i tamponi. Parliamo di tamponi esaminati con un metodo chiamato PCR o test molecolari. Questi hanno un margine di errore: ci sono dei casi in cui risultano essere positivi anche quando ormai la persona non è più contagiosa e viceversa esistono anche i casi cosiddetti ‘falsi negativi’. La percentuale di errore relativa a questi ultimi può essere quantificata intorno al 20-30%; è più difficile invece avere una stima precisa dei casi di positivi in realtà non più contagiosi”.

Il Covid-19 colpisce tutte le età. Gli anziani e le persone affette da altre patologie restano più a rischio e dunque da tutelare. Occorre massima attenzione, soprattutto in famiglia. Da lì, oggi, proviene circa la metà dei nuovi contagi. Cosa fare?

“L’uso della parola untori ci ha portato spesso a pensare che il contagio venga da fuori, da qualcuno di sconosciuto e che invece con le persone care possiamo essere più tranquilli. In realtà chiunque, senza volerlo, può trasmettere la malattia, anche a una persona cara, avendo o non avendo dei sintomi. Quello che dobbiamo fare tutti è cercare di ridurre il più possibile il numero delle persone che frequentiamo, conviventi o con cui abbiamo dei contatti più stretti. Per tutti gli altri cercare di mantenere le distanze, magari incontrandosi all’aperto, tenendo sempre la mascherina, rispettando il distanziamento sociale, evitando baci e abbracci quando ci si incontra. L’abitudine di scambiarsi baci o abbracci, non presente nei Paesi del Nord e che forse ha contribuito a un minore impatto della pandemia nei paesi scandinavi, è da cambiare. Soprattutto però dobbiamo restringere il campo delle persone che frequentiamo con maggiore familiarità”.

Come comportarsi quando all’interno del nucleo familiare un membro risulta essere positivo?

“Nella migliore delle ipotesi bisognerebbe che la persona positiva stesse in una stanza con un bagno dedicato, non mangiasse con il resto della famiglia e si avvicinasse ai familiari soltanto con mascherina, stando a distanza. Non in tutte le case e le famiglie è possibile perché non tutti hanno un bagno o una stanza dedicata. Se si riescono a creare delle circostanze, magari spostando il letto di qualcuno in modo da lasciare la persona positiva in camera da sola, ci sarà una maggiore sicurezza. Qualora non si riesca è opportuno tenere mascherine, disinfettare bene il bagno ogni volta che viene usato e così via. È importantissimo ventilare tantissimo gli ambienti, aprire le finestre e far circolare l’aria, questo aiuta a disperdere la concentrazione di virus”.

Il periodo autunnale è anche quello in cui si diffonde l’influenza. Questa presenta dei sintomi comuni a quelli da Covid. Come bisogna comportarsi quando si presenta qualcuno di questi sintomi?

“Bisogna chiamare il medico. Non possiamo aspettarci tuttavia che il medico ci dica con certezza di cosa si tratti, se Covid-19, influenza o uno dei tantissimi altri virus respiratori che possiamo contrarre in questo periodo. È molto difficile distinguere una cosa dall’altra perché il Covid può avere dei sintomi molto lievi come quelli di un raffreddore, ma anche sintomi di disturbi gastrointestinali, specialmente nei bambini, e quindi confondersi con virus di quel tipo, può avere manifestazioni tipiche dell’influenza con brividi, dolori muscolari e febbre elevata. La cosa da fare è chiamare il medico, isolarci e cercare di eseguire un tampone”.

Mascherina, igienizzazione, distanziamento sociale sono le principali armi con le quali possiamo combattere il Covid-19. Quale altro consiglio si sente di dare?

“Invertirei l’ordine in primis. Non bisogna pensare che le mascherine siano la cosa più importante. Prima di tutto bisogna tenersi a distanza, di almeno un metro o due; lavarsi le mani e igienizzare le superfici. È importantissimo prestare grande attenzione in famiglia dove istintivamente stiamo meno attenti, esponendo così le persone anziane, cinquantenni con pressione alta, sessantenni con diabete così come tutti gli altri membri del nucleo a un rischio. Bisogna anche in casa mantenere il più possibile le distanze, andare a trovare i nonni magari dopo pranzo stando a una certa distanza e utilizzando le mascherine, senza mangiare con loro, così da proteggere le persone più fragili”.

Alessandra La Farina

Foto di Studio Visualis

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