I centri sociali catanesi occupati e autogestiti hanno subito una profonda trasformazione negli anni, a seguito di una serie di sgomberi e progetti di riconversione urbana. Dopo ogni intervento di riappropriazione degli spazi, gli immobili che un tempo ospitavano questi luoghi di aggregazione e di lotta sociale sono stati sottoposti a processi di riqualificazione urbana, talvolta con destinazione pubblica, mentre altre volte sono stati rilevati da privati che desideravano rientrare in possesso delle loro proprietà dopo lunghe battaglie giudiziarie e contestazioni. A Catania, la memoria storica dei suoi abitanti sembra essere troppo corta per ricordare gli anni di controverse battaglie e iniziative popolari promosse tra l’inizio degli anni ’90 e la prima decade del 2000, sia nel centro storico che in zone periferiche, caratterizzate da una forte presenza di movimenti sociali e di occupazioni di spazi. Oggi, la generazione Z ha solo la Palestra Lupo come unico vero luogo urbano di riferimento per la cultura giovanile e i progetti di lotta, sempre che si intenda per centro sociale occupato e autogestito una realtà urbana di dimensioni rilevanti, destinata a progetti di riutilizzo non autorizzato e di riconversione creativa di beni appartenenti a terzi. La situazione attuale dei centri sociali catanesi occupati e autogestiti è quindi caratterizzata da una forte rarefazione, con poche realtà rimaste attive e una generazione più giovane che sembra aver dimenticato il passato di contestazione e di lotta che ha caratterizzato la città negli anni precedenti, con un impatto significativo sulla vita sociale e culturale della città.
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